Cervinia, colonia inglese

Cervinia, colonia inglese E' invasa dagli sciatori d'oltre Manica Cervinia, colonia inglese L'hanno scoperta da cinque o sei anni - Arrivano a migliaia con i voli charter Nel centro turistico sono nati i «pub» dove si beve autentica birra e si gioca con le freccette - In questo periodo gli italiani sono letteralmente in minoranza DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE CERVINIA — A Cervinia si parla inglese. Nei bar negli alberghi, sulle funivie e sulle piste di sci è la lingua ufficiale. In sottordine si sentono risuonare gli accenti più duri dello svedese, dell'olandese, del norvegese, molto più di rado il tedesco e il francese. L'italiano è quasi scomparso. «Eppure — dice Federico Mariani, titolare dell'agenzia di viaggi che maneggia questa colossale importazione di sciatori e di valuta pregiata — le due settimane di feste sono le uniche in cui i nostri connazionali riescono a ritagliarsi un certo spazio: in questi giorni il 20 per cento delle presenze. In febbraio si ridurranno al 5 per cento e anche meno. Allora Cervinia diventerà veramente un centro cosmopolita: Vanno scorso abbiarno contato diciassette diverse nazionalità^. Qualche migliaio di italiani riesce a conquistare una discesa sulle piste come «pendolari della neve... salendo al mattino e ridiscendendo prima del buio: infatti, alle 5 della sera, ci impantaneremo in una colonna d'auto lunga chilometri, ferma a Valtournenche per un pauroso ingorgo che non si scioglierà prima di qualche ora. I poco più dei 500 residenti di Cervinia diventano nella stagione invernale 12 o 13 mila. Tutti in albergo. Qualche altro migliaio dispone del monolocale o dell'appartamento in condominio e se si aggiungono i «pendolari» si sale a' presenze giornaliere sulle 20 mila persone. Eppure alle due del pomeriggio, la cittadina sembra deserta: tutti sono scomparsi sui 500 chilometri di piste, con lunghe code alle funivie per Plain Maison e Plateau Rosa. Verso le 5, il paese torna ad affollarsi: è difficile circolare anche a piedi nelle vie gremite le auto procedono a passo d'uomo strombettando, caffè e ristoranti si stipano di una clientela allegra e vociante. Naturalmente in inglese. «Hanno scoperto Cervinia — dice Mariani — da cinque o set anni. Certo venivano anche prima. La leggenda di Whymper e del Matterhorn è sempre stata viva in Gran Bretagna. Ma arrivavano a piccoli gruppi con un lungo e costoso viaggio in ferrovia. Ora i voli charter li scaricano ogni settimana a migliaia a Caselle, alla Malpensa, a Ginevra. Poi colonne di pullman li scaricano a Cervinia». Le grandi agenzie di viaggio inglesi (ma il discorso vale anche per svedesi, olandesi e norvegesi) «comprano» intere fette di alberghi «vuoto per pieno»: pagano comunque anche se le stanze non vengono occupate. Ma non c'è peri- colo. Con questo flusso continuo che dura tutta la stagione invernale, inglesi e nordici riescono ad assicurarsi la «settimana bianca» a condizioni (250 mila lire, volo charter compreso) impensabili per gli italiani che arrivano alla spicciolata e praticamente soltanto nel periodo delle vacanze natalizie. Queste grandi agenzie come la Horizon inglese o la Sportresoor svedese tengono addirittura in permanenza a Cervinia tre o quattro hostesses per accogliere le comitive, ambientarle, guidarle sia sul dedalo delle piste sia in quello non meno complicato dei locali notturni e delle discoteche o dei «pub». Perché Cervinia sta diventando inglese non soltanto nella lingua, ma nei gusti e nelle tradizioni, perfino nella gastronomia. Marco Pellissier maestro di sci e rampollo di una celebre famiglia di guide, ha sposato un'inglese, Jackie. e trasformato il suo albergo in un autentico pub. il «Dragon», con insegne inglesi, personale inglese, gioco delle freccette e tavoli di backgammon nel sotterraneo, autentica birra Watneys alla spina, boccali di Chester Brown e di Mackeson's Stout serviti in alternativa al Barolo e al Barbaresco. E nelle giornate più fredde «hot buttered rum», lo stesso grog che si serve agli equipaggi della Royal Navy nelle notti di tempesta fin dai tempi di Nelson. «Difficile spiegare — dice Jackie — come gli inglesi abbiano scoperto lo sci nella loro isola, dove la gulf stream lo rende impraticabile: o è bufera di neve o poltiglia dìsciolta sulle piste. Forse perché da noi l'inverno piove sempre e non si sa che cosa fare, si legge sui libri e sulle riviste delle vertiginose discese sulle Alpi e si finisce qui a Cervinia». Od a Courmayeur. Ma a Courmayeur la ricettività alberghiera è minore: è più paese di seconde case regno di liguri e di milanesi, che non di stranieri, «./inette tó, però —mi dicono — la presema straniera in questo periodo è molto forte: in questi giorni supera il 50 per cento e sfiora probabilmente il 60». Ma non come qui a Cervinia, dove ormai gli inglesi non solo sono accolti come turisti, ma si mescolano alla popolazione locale. Come la famiglia Me Neill che da dieci anni vi possiede una casa e il secondogenito James è istruttore nazionale di sci, il terzogenito ha appena conseguito il diploma di maestro e l'ultimo nato, un simpatico ragazzino dalle lentiggini inequivocabilmente scozzesi «strilla» nei locali pubblici il giornalino di Cervinia tirato a ciclostile. O come Vicky. un'altra simpatica inglesina che gestisce un ristorante con cuochi e pizzaioli di Capri e ha servito per la cena di Natale spaghetti alle vongole, fonduta e il tradizionale «turkey» col ripieno di castagne e ogni sera mette nel juke-box canzoni napoletane. «Cosa vuole — mi dice —, per gl'inglesi Cervinia è sempre Italia e si aspettano anche "Quando spunta la luna a Marechiaro"». Fuori contro il cielo di velluto che incupisce nelle prime ombre della sera, la cuspide del «più nobile scoglio d'Europa» assiste impassibile a questo allegro matrimonio anglo-itaiiano che l'industria turistica ha propiziato. Giorgio Mari inat

Persone citate: Chester Brown, Federico Mariani, Giorgio Mari, Mariani, Matterhorn, Pellissier, Plain Maison, Stout, Whymper

Luoghi citati: Cervinia, Courmayeur, Europa, Ginevra, Gran Bretagna, Italia, Valtournenche