Scompare la vecchia congrua anche i sacerdoti avranno il 27

In autunno mini-rivoluzione per i «conti» delle parrocchie In autunno mini-rivoluzione per i «conti» delle parrocchie Scompare la vecchia congrua anche i sacerdoti avranno il 27 Il nuovo Concordato ha cancellato un sistema dì benefìci antico di mille anni - La futura paga dei parroci sarà probabilmente di un milione al mese ROMA — La paga del prete? Meno di un milione o giù di lì. Ma non è che un'ipotesi per ora. Lo stipendio del sacerdote verrà fissato solo ad ottobre dai vescovi, dopo aver tagliato il traguardo di una gigantesca «rivoluzione» che semina sgomento e incertezza ma offre alla Chiesa un'occasione irripetibile: ai cattolici di stringersi attorno ai loro preti, ai sacerdoti di calarsi ancora di più tra la gente. Si volta pagina: da Torino a Palermo, da Venezia ad Aosta. Col «nuovo Concordato» scompare dopo un millenio il sistema dei benefici e delle congrue. Vecchio di polemiche, d'acciacchi e di storture affondava le radici in quei lontanissimi anni in cui qualsiasi signorotto che costruiva una chiesa la dotava anche di una rendita, il beneficio appunto, che permettesse al prete di vivere senza disagi. Poi vennero guerre, rivoluzioni, moti e un bel giorno lo Stato s'impossessò di cose e case non sue. Nel 1929 coi ..patti lateransi. arrivò la congrua: 300 miliardi distribuiti «ad personam». E' stato cosi per decenni con grandi diversità e ingiustizie: parrocchie ricche e altre che tiravano la cinghia. Ora è finita. Dal 1990 lo Stato non sborserà più una lira. Ma valanghe di riunioni non sono riuscite a spazzare via timori, paure, sconcerto. Ci sono stati mugugni, sfoghi, scontentezza. Tanto che car• dinali e vicari generali sono dovuti intervenire spesso. .■Siamo figli di Dio. collaboratori del suo disegno di salvezza, non moriremo di fame'-. Cosi ha detto padre Anastasio Ballestrero al teatro Valdocco strapieno di preti. - Vediamo in questo avvenimento qualcosa che è maturato nei solclii delle. Provvidenza. Abbiamo bisogno di fede in questo; e se qualche volta ci dovesse prendere qualclie sgomento, ci ricorderemo del Vangelo: "Gli uccelli dell'aria non seminano, non mietono...";. Lo hanno ripetuto più volle, i vescovi nelle 230 diocesi d'Italia. -Non senza difficoltà e anche un pizzico di soggezione-, come ricordano alla Cei. la Conferenza episcopale. Un terremoto mai visto. Non ha provocato proteste: chiarimenti e sconcerto si. Come a Milano dove, di fronte al cardinale Carlo Maria Martini, al termine di un convegno un prete s'alzò e disse: -L'Eucarestia è il pane dell'anima, ma quello per il corpo chi ce lo dà?-. -Dobbiamo fare anclie questo-, fu la risposta. Tensioni nelle piccole come nelle grandi parrocchie. Mai come in questi mesi in riunioni ed incontri è stata ripetuta la frase di padre Chevrier - Tutto per amore, niente per costrizione-. -Dovrà cambiare la mentalità — spiegano negli ambienti vaticani —, si dovranno abbattere i luoghi comuni che fanno la Chiesa ricca a non finire e i fedeli dovranno imparare ad aiutare i loro prèti, le loro chiese, le loro opere. Lo potranno fare con vere e proprie offerte per il sostentamento del clero detraibili dalle tasse (la quota esente è di due milioni) o devolvendo l'S per mille dell'Irpef che già sborsano alle opere della Chiesa-. Ma dovran no scriverlo nelle dichiarazio ni dei redditi. . Dunque si cambia, ma come? Piano piano, nel silenzio delle Curie, nella calma delle canoniche, il «nuovo corso» si è fatto strada. E. oggi, l'ossatura che permetterà ai sacerdoti di tirare a fine mese è quasi pronta Ogni diocesi ha un «istituto» una sorta di consiglio d'amministrazione, che s'occuperà solo di questo. Sarà collegato (per ora niente computer, solo telefono) con il fondo centrale per il sostentamento del clero. Intanto tutti i beni prima disseminati in 26 mila parrocchie sono stati radunati in un patrimonio per diocesi. Subito dopo i «consigli per gli affari economici» delle varie comunità hanno fatto sapere quanto riusciranno a mettere insieme tra rendite, lasciti, e soprattutto offerte per far vivere in dignità i loro preti. Ma supponiamo che una parrocchia riesca a garantire appena 200 mila al mese al sacerdote: chi interverrà per evitare il peggio? L'Istituto diocesano. E se anche questo resterà a secco? Sarà la volta del Fondo centrale da Roma. Che però non è un pozzo senza fondo, ma un «conto» alimentato fino al 90 dallo Sta¬ t to, quindi dai fedeli. Detto, fatto? -Magari — ammettono negli uffici amministrativi diocesani dove il lavoro ferve anche in pieno Ferragosto — invece siamo alle prese con censimenti, conti, una casistica incredibile-. Perciò preti e monsignori, con un buon numero d'esperti, hanno rivisitato tutte le situazioni: dal Nord al Sud, dalle Larghe alla Calabria. -Convinti — come spiega don Raffaele Volta, vicario generate di Fossano — che se tutto si dovesse ridurre a garantire sicurezza economica ai preti, sarebbe ben poca cosa. Se invece sarà occasione per promuovere la pratica volontaria della povertà evangelica, per immergerci sempre di più tra la gente, allora questa riforma lascerà il segno». Allora ben vengano moduli, schede, statistiche, firme per fotografare l'attuale situazione e costruire quella che verrà. E su questo versante la burocrazia non ha affatto scherzato. Migliaia di preti entro il 10 settembre dovran¬ carità — assicura don Volta — il prete non rischierà di diventare un impiegato. Piuttosto la nuova paga lo avvicinerà di più alla strada, alla povertà, ai grandi ideali-. « Un bagno di povertà evangelica-, assicurano i vicari di Torino. D'altra parte, la figura tradizionale del prete è cambiata moltissimo in pochi anni. Una indagine-campione nazionale del novembre '85 lo disegna -molto più vicino alla gente, più impegnato nelle attività laicali e caritative-. Fa dunque parte della letteratura, ormai, quell'uomo in talare, solo in casa per giorni interi. Ora. molto più spesso, persino al clergyman ha sostituito una piccola croce, ma soprattutto la sua vita, il suo stile: all'oratorio, nelle scuole, negli ospedali, in fabbrica, negli ospedali. Sempre di corsa, ma senza fretta. Non sarà difficile a questo prete accettare la nuova paga, amara o agrodolce che sia. La troverà meno sicura, ma certamente più autentica. Gian Mario Ricciardi no dichiarare «in triplice copia» nome, cognome, residenza e ciò di cui vivono: congrua, stipendio, offerte. Lo dovranno scrivere su un foglio con la sigla Poi. Poi ne verranno altri. -Ma questa trasformazione sarà una benedizione per la Chiesa-, secondo la maggior parte del preti. «Lo congrua è un problema piccolo — avverte don Pier Giuseppe Accornero. prete e giornalista —. Non dimentichiamoci dei gravi problemi che quasi tutti hanno per affrontare la vita. Se staremo tra la gente, i fedeli certo non ci dimenticheranno-. Ormai siamo agli sgoccioli. Il vento del cambiamento coinvolgerà già nell'87 tutti quei preti che finora hanno avuto la congrua. Non l'avranno più, otterranno il necessario per vivere dalla loro parrocchia o dalla diocesi. C'è il rischio, naturalmente, che la paga del prete diventi sempre più amara. Ma oltre la nuova facciata, cosa ci sarà? Scompare forse il «parroco di campagna» di George Bernanos? -No, per

Persone citate: Anastasio Ballestrero, Carlo Maria Martini, Chevrier, Detto, George Bernanos, Gian Mario Ricciardi, Pier Giuseppe Accornero, Raffaele Volta