Tutti a Scuola da Starnone

Film dalla rubrica su «Cuore» del professore di borgata Film dalla rubrica su «Cuore» del professore di borgata Tutti a Scuola da Starnane ROMA. La scuola è un fortino di cemento grigio, gelido d'inverno bollente d'estate, in mezzo a un prato, in quella zona né città né campagna che sono diventate le borgate romane. Intitolata a Livia Bottardi, una delle vittime della strage di Piazza della Loggia a Brescia, è un istituto professionale per il turismo, moderno e ambizioso: costruito per più di mille allievi scesi adesso a ottocento, ha la neutralità severa e squallida dell'architettura contemporanea, larghi cortili all'esterno ma cataste di sedie e banchi marciti ammucchiati in un lato e non portati via da nessuno. Daniele Luchetti l'ha scelta dopo averne visitate almeno una cinquantina: non voleva una vecchio edificio fascista del centro perché fa troppo ricordi di scuola da liceale invecchiato, né una struttura futuribile perché sugggeriva eccessivamente l'idea di un come vorremmo essere. E alla fine del giro è tornato al punto di partenza: la scuola di La Rustica, quella dove insegna Domenico Starnone, l'autore di «Ex cattedra», lo scrittore professore che sta all'origine del film. Tutto, infatti, è cominciato con lui. Starnone, titolare di una rubrica di nefandezze scolastiche su «Cuore» nonché guru invisibile di quel piccolo esercito di docenti di sinistra che non si riconoscono nel palazzone della Pubblica istruzione di viale Trastevere, aveva scritto, tre anni fa, per Silvio Orlando e Angela Finocehiaro il testo teatrale «Sottobanco» (dal titolo della rubrica), ambientandolo interamente in una sala profressori. I due erano reduci dallo scandaloso successo di «Il portaborse», il film di Luchetti che sembrava aver dato il via alla scoperta di Tangentopoli con uno strepitoso Nanni Moretti nella parte dell'onorevole socialista Boterò specialista in brogli elettorali e corruzione. La commedia piace, resta in scena per due anni consecutivi, Luchetti e Orlando decidono di portarla al cinema. Ma il progetto fallisce. La lolla di episodi, personaggi, facce, storie di cui Starnone aveva inzeppato i dialoghi tra i due professori di «Sottobanco» non riusciva a dipanarsi in un racconto per immagini che avesse la compattezza di un film. Poi la primavera scorsa un'illuminazione: prendere in mano tutto il materiale scritto da Starnone, condensarlo in una unica giornata di scuola, l'ultima, quella in cui cominciano gli scrutini, costruirci intorno una piccola storia d'amore impossibile, e servire con il contorno dei ricordi di un anno scolastico che se ne va. L'operazione, portata a compimento da Luchetti, Rulli e Petraglia più lo stesso Domenico Starnone, ha preso il via il 24 ottobre con la produzione Cecchi Cori. Si gira per 9 settimane, sempre all'interno dell'istituto, salvo una gita scolastica a Verona, vista però dal pullman e dall'albergo. Daniele Luchetti parla in un'aula al piano terra, proprio sotto quella dove, nello stesso momento, Starnone sta insegnando italiano e storia. «Abbiamo costruito un piccolo triangolo amoroso per sostenere la commedia e darle un corpo. Silvio Orlando, professore di sinistra battagliero e appassionato, ama in silenzio Anna Galiena, insegnante di matematica addetta alla compilazione degli orari dei colleghi in una assurda ricerca di una armonia degli opposti, a sua volta corteg giata anche dal fascistoide Fabrizio Bentivoglio, uno che punta sulla meritocrazia e crede che compito della scuola sia bocciare chi non ce la fa, senza star a perder tempo». Ma la storiella sentimentale, dice Luchetti, è solo uno dei temi di «La scuola». Il resto, appunto, è la scuola italiana di oggi. Inadeguata, distratta, inutile, dove si parte dagli egiziani e non si arriva mai alla seconda guerra mondiale, dove mentre i ragazzi parlano di moto¬ rini e di fumetti e il paese si spacca sul voto a Berlusconi, in classe i professori ripropongono Cromwel) e Napoleone, dove i ragazzi della periferia meno ricchi e meno colti si proclamano ormai fieramente di destra e quelli del liceo classico militano invece a sinistra in difesa delle masse, e occupano e fanno casino. Una scuola pubblica, dice Luchetti, che serve a poco o niente, ma è la sola che abbiamo e va difesa con le unghie. Simonetta Robiony ca su «Cuore» del professore di borgata Nella foto a sinistra il professor Domenico Starnone. dalla cui opera è stato tratto il film Nella foto a sinistra il professor Domenico Starnone. dalla cui opera è stato tratto il film