Eurosinistra la grande paura

Eurosinistra, la grande paura Eurosinistra, la grande paura «La destra cresce ma noi resteremo primi» BRUXELLES del rigore è difficile da mantenere, ma sono persuaso che paghi a lungo termine». Come spiegare a Cot che è proprio il linguaggio del rigore, o l'incapacità di proporre nuovi sogni, che ha fatto perdere le elezioni ai progressisti italiani, e forse anche ai socialisti francesi? Questo, in parte, è il problema anche della sinistra di governo in Spagna, dove i socialisti di Felipe Gonzales perderanno voti a destra (verso i popolari) ed a sinistra (verso la Sinistra unita). Secondo i sondaggi gli uomini di Felipe prenderanno solo 22 seggi (-5), mentre i popolari ne conquisteranno 27 (+12), e la Izquierda unida 10 ( + 6). Il vero, grande problema, secondo il verde italiano Alex Langer, è che «oggi c'è un'ondata più di egoismo che di generosità». Spaccati in Francia, dove i sondaggi li danno in calo da otto ad un solo deputato, penalizzati dai risultati delle politiche in Italia, dove pure dovrebbero conquistare quattro deputati (-1 ), i verdi europei faticano «ad affrontare il ritorno dei nazionalismi». Praticamente tutte le forze politiche si sono inoltre impossessate delle tematiche ecologiche, anche se, ricorda Langer, «oggi si parla di incentivi all'acquisto di auto, di moltiplicazione dei treni ad alta velocità, di un rilancio del nucleare». Tutto sommato, dice Langer, i verdi «partono meglio» rispetto all'89, grazie all'importante lavoro svolto nella passata legislatura. Il loro obiettivo sarà «aggregare in tre direzioni: i regionalisti che si oppongono alla Lega, il filone liberale-libertario olandese e la sinistra democratica né post-comunista, né desiderosa di attaccarsi al carro socialista». Non sarà un compito facile, visto che il nerbo della pattuglia verde all'Europarlamento sarà costituito dai deputati tedeschi, ancora fortemente orientati a sinistra. Ma Langer conta forse anche sull'intesa con la Rete, e a scanso di equivoci dichiara «esclusa ogni ipotesi di gruppone progressista». DAL NOSTRO CORRISPONDENTE Con la destra in rimonta, cosa sarà della sinistra europea? In Belgio come in Spagna i socialisti sono stati investiti da un'ondata di scandali. In Francia la ritirata della «lista Sarajevo» e il calo di popolarità di Bernard Tapie, il «Berlusconi di Marsiglia», hanno restituito negli ultimi giorni un po' di fiducia ai socialisti di Michel Rocard, ma il successo dell'89 appare lontanissimo. In Italia la situazione è nota. Quel che è peggio, per la sinistra, è che le manca un chiaro senso dello scopo, un programma che la distingua dalla destra, e che non sia un semplice appiattimento sul rigore economico imposto dal Trattato di Maastricht. Secondo alcuni, dunque, alle elezioni del 12 giugno i socialisti, che con 197 deputati dominavano il Parlamento europeo, potrebbero scivolare in seconda posizione, dietro al Partito popolare europeo. In questo caso lo spostamento a destra del Parlamento di Strasburgo sarebbe ancora più marcato dai magri risultati che i sondaggi attribuiscono ai verdi francesi. Eppure vista da Bruxelles, ed alla luce degli ultimi sondaggi, la «macchina da guerra» dell'eurosinistra appare meno votata alla sconfitta di quanto non sembri in Italia. In Portogallo i socialisti sono in crescita. In Grecia raccoglieranno sicuramente più consensi di quanti ne ebbero nell'89. In Germania, visto che i socialdemocratici sono in discesa, i rapporti di forza dovrebbero restare più o meno invariati. Ma in Gran Bretagna i laboristi si apprestano a cogliere una vittoria totale che, sempre secondo i sondaggi, schiaccerà i conservatori nel ruolo di terzo partito. Con questi conti alla mano Jean-Pierre Cot, leader del gruppo parlamentare euro-socialista, può dire di non condividere «il pessimismo» sui risultati del 12 giugno: «resteremo il primo gruppo nel nuovo Parlamento, anche se la maggioranza globale rischia di es¬ Nella foto grande I leader dei socialisti spagnoli Felipe Gonzàlez In alto il leader socialista francese Michel Rocard sere meno certa di quanto non sia stata fino a oggi». E se i popolari, spinti dai crescenti umori anti-europei, rischiano di perdere l'antica dedizione alla causa federale, i socialisti potrebbero rivelarsi invece come un gruppo forse meno centrale, ma sicuramente più compatto, e decisamente favorevole all'integrazione tra i Dodici. «Negli ultimi anni, con la stagnazione economica che si è trasformata in recessione, la gente è diventata meno favorevole all'integrazione europea ci dice Ken Coats, eurodeputato laborista di Nottingham -. Bisogna battere la disoccupazione, ma come indica il «Libro bianco» di Delors, farlo sarà molto difficile senza uno sforzo comune. Per la sinistra europea la sfida dunque sta nel rinnovare l'Unione europea in senso democratico, puntando sul Parlamento e sulla piena occupazione. Solo così l'integrazione potrà ripartire. Ma il tempo a disposizione ò poco. Se nulla sarà fatto, se forze come gli euro-scettici in Gran Bretagna, o come Berlusconi in Italia, impediranno il processo fe- derale, l'Unione europea potrebbe diventare irrilevante, e si aprirebbe la strada ad una destra nazionalista molto, molto preoccupante». Questo rischio sembra lontano in Gran Bretagna, dove i sondaggi assegnano 47 «euroseggi» ai laboristi, appena 17 ai conservatori, e dieci ai liberali, che per la prima volta entrerebbero al Parlamento di Strasburgo. Per la drammatica sconfitta, che se confermata potrebbe costare le dimissioni al premier John Major, i conservatori dovranno ringraziare la politica iper-liberista della signora Thatcher. «I suoi risultati - dice Coats - sono stati disoccupazione generalizzata, desertificazione dei villaggi ed una povertà drammatica. Se Berlusconi in Italia applicherà la stessa ricetta, i risultati saranno altrettanto disastrosi». Secondo Cot, alla «spinta populista nelle sue diverse forme di sinistra, alla Tapie, o di destra, alla Berlusconi», la sinistra deve rispondere con «un linguaggio più semplice», ma «senza ricorrere al populismo o alla demagogia. Il linguaggio — Torino, 9 giugno 1994. Irene e Francesca Schlrinzl piangono la cara FRANCESCA. Fabio Squillante