Una metropoli attende l'apocalisse che viene dal fiume

Una metropoli attende l'apocalisse che viene dal fiume Nel Paese 240 milioni di persone colpite dall'alluvione, 1500 pozzi petroliferi inondati, 18 milioni di case lesionate o distrutte Una metropoli attende l'apocalisse che viene dal fiume Cina, esercito e civili in lotta persalvareHarbin (nove milioni di abitanti) PECHINO. Il governo cerca di minimizzare la perdita di vite umane, ma le alluvioni che stanno devastando gran parte della Cina hanno già provocato danni inimmaginabili. «Potrebbe essere il peggiore disastro dall'arrivo dei comunisti al potere 50 anni fa», dice una giornalista cinese, secondo la quale i morti sono parecchie migliaia più dei duemila ammessi dalle autorità. Le alluvioni hanno colpito 240 milioni di persone, un quinto della popolazione cinese, nel Nord-Est ricco di petrolio e cereali, nelle prospere valli del fiume Yangtze al centro del Paese e lungo il corso inferiore del fiume Giallo. Sei milioni di case sono sparite, 12 milioni sono state danneggiate, 14 milioni sono i senzatetto. Intanto il maltempo imperversa. La città di Harbin, con i suoi nove milioni di abitanti, è in pericolo per la piena del Songhua: tre chiuse sono state distrutte martedì dalla spinta delle acque che ora minacciano anche l'aeroporto. Il crollo della diga sul Nenjiang ha messo a rischio i vicini pozzi petroliferi di Daqing. Wuhan, la metropoli della Cina centrale che conta sette milioni d'abitanti, attende domani una nuova piena, dopo le piogge odierne a monte dello Yangtze. A milioni pattugliano gli argini, notte e giorno, per otturare con sacchi di sabbia ogni piccola falla. HARBIN NOSTRO SERVIZIO Alla chiesa sovetskaja danno «Tutti gli uomini del Presidente». Sul sagrato della cattedrale ortodossa, sormontata da una cupola verde mela illuminata dai riflettori, gli operai dei cantieri, accovacciati, sono come paralizzati davanti allo schermo gigante. Stasera il festival del cinema di Harbin ha scelto la storia della caccia al presidente Nixon da parte della coppia d'assalto della «Washington Post». La voce cinese che doppia Robert Redford rimbomba nella via. La gelataia Li Chunhua non vi presta attenzione. Il suo umore è strapazzato dai poveri guadagni. «Quest'estate la gente ha snobbato Harbin - si lamenta - Colpa del lungofiume bloccato e delle frane sulla ferrovia». Colpa delle inondazioni, cioè. Da molti giorni le piene del fiume Songhua hanno messo in allarme il capoluogo della provincia di Heilongjiar.g, che un secolo fa fu il luogo di penetrazione della Russia zarista in Manciuria, prima di accogliere i russi bianchi cacciati dalla rivoluzione bolscevica. Nei dintorni le devastazioni sono già considerevoli. 200 chilometri a Nord-Est i campi petroliferi di Daqing, che forniscono metà della produzione nazionale, sono parzialmente allagati: 1410 pozzi, su 25 mila, sono inondati. Come a Wuhan (provincia di Hubei), le autorità sono pronte a inondare le campagne più a monte per salvare la città. Diverse centinaia di migliaia di contadini sono stati preventivamente sgomberati. La salvezza di Harbin è una «battaglia per la vita o la morte», proclama la propaganda militare, che di questi tempi predilige i voli lirici. Ma le onde, insensibili, continuano a erodere le difese della città. La riva Nord di Harbin, meno urbanizzata del cuore storico della città, è già sommersa. Dall'alto della torre di un albergo si può vedere un gigantesco lago grigio-perla, punteggiato qui e là da sbuffi di vegetazione. Martedì un brivido ha percorso la riva Sud: per la prima volta fughe d'acqua dalla diga hanno macchiato la passeggiata del lungofiume, non lontano dal parco Stalin. Mentre tutte le sirene urlavano e i riflettori si avvitavano nell'oscurità, sono sfrecciate allora le auto della polizia, seguite da camion militari da cui sono uscite squadre di reclute in tenuta da fatica. Il casco ornato dalla stella rossa, i soldati si son caricati in spalla i sacchi di sabbia. Alla vista di una telecamera della tv di Stato si sono addirittura messi a correre, soffiando e ansando conformemente alle consegne di una zelante macchina propagandistica che vuol mostrare al Paese la dedizione dell'Esercito popolare. Inquieta, la popolazione conserva ancora tutto il sangue freddo. Questi orgogliosi cittadini, allevati in epoca maoista nel culto di un'industria pesante che ne faceva l'aristocrazia della classe operaia, sono convmti che le campagne, sacrificate se necessario, forniranno un baluardo efficace. Stasera intanto bighellonano. Sulla spianata del memoriale alle vittime delle inondazioni del 1957, scultura di eroi proletari dai muscoli ipertro¬ fici, ci si affolla come per uno spettacolo. Alcuni tentano di issarsi su un muretto per vedere meglio. Anche gli scolari vanno a zonzo, gli zainetti a foima di Topolino sul dorso. Dei vecchi si felicitano con le reclute in pausa, che si dirigono, i fazzoletti inzuppati di sudore stretti attorno al collo, verso dei telefoni pubblici per dare notizie alle famiglie. In mezzo a una nuvola di zanzare, un altoparlante diffonde canti patriottici dell'Esercito popolare. E' bello passeggiare sul lungofiume del Songhua stasera, l'animo vibrante d'inquietudine, la coscienza nazionale eccitata dal crescere del pericolo. Immerso in un'esaltante atmosfera di «salute pubblica», il popolo è in strada, accanto al suo Esercito. E le telecamere ufficiali girano, girano... Frédóric Bobin Copyright «Le Monde» e per l'Italia «La Stampa» Migliaia di soldati stanno lottando per riparare la diga sul fiume Nenjiang, il cui crollo ha provocato .l'inondazione di una parte importante dei campi petroliferi di Daqing, i più importanti del Paese

Persone citate: Bobin, Nixon, Robert Redford, Stalin

Luoghi citati: Cina, Italia, Manciuria, Pechino, Russia, Wuhan