Vecchie glorie in campo

Vecchie glorie in campo La «cura tedesca»: Bmw, Mercedes e Volkswagen rilanciano nobili marchi dell'auto Vecchie glorie in campo In scena RR-Bentley, Riley, Maybach TRA MODERNE AMBIZIONI E TRADIZIONE SPESSO abili chirurghi plastici ma a volte solo semplici «tombaroli» nella loro ansia di riscoprire vecchi marchi, i dirigenti di Bmw, Mercedes e Volkswagen hanno annunciato nelle ultime settimane di voler resuscitare e rilanciare tre vecchie marche d'auto. Marche scomparse da anni o - se ancora in vita, come è il caso Bentley - condannate a un lento quanto inevitabile oblìo. L'operazione era già cominciata tre anni fa, con il rilancio alla grande del marchio ottagonale della celebre MG. Una decisione presa a cuor leggero da Bemd Pischetsrieder, gran capo della Bmw, che dal 1994 è anche proprietaria dell'inglese Rover. Stravolgendo completamente l'antica tradizione MG, legata a spider sportive d'impostazione decisamente classica, i padroni tedeschi hanno imposto un'auto molto innovativa con motore centrale e trazione posteriore. L'operazione, comunque, è riuscita in pieno e oggi la MG ha ripreso vita e vigore. Perché allora non ripetere la manovra con qualcun altro dei molti marchi «ereditati» dalla Rover? E in attesa di un rilancio in pompa magna del più prestigioso e amato di questi «stemmi» - è quello Triumph, che verrà sicuramente resuscitato all'inizio del prossimo decennio - ecco allora l'annuncio, avvenuto alla fine di luglio per bocca dello stesso Pischetsrieder, della rinascita da qui a un anno del marchio Riley. Un marchio inglesissimo - e proprio questo è il suo grande limite: fuori dell'isola chi lo ricorda? - che giusto tra un anno compirà il primo secolo di vita. Ed è proprio per celebrare l'anniversario che Pischetsrieder ha già ordinato il suo regalo: il prototipo di una berlina veloce e sportiva, che deriverà dalla 75, la nuova ammiraglia Rover (debutto al Salone di Birmingham, a ottobre). Naturalmente la mossa del presidente ha subito allarmato i responsabili commerciali della capogruppo tedesca. Le vecchie Riley, infatti, altro non erano che le odierne Bmw degli Anni 30 e 40, anni in cui le stesse Bmw non sempre erano quelle auto veloci e sportive che sarebbero diventate in seguito. Le berline della Riley, al contrario, riuscivano a sposare prezzi decisamente abbordabili con finiture e, soprattutto, prestazioni fuori dell'ordinario. Prestazioni cosi vivaci erano in grado di offrire i piccoli 6 cilindri (1458 e 1633 ce) Riley degli Anni 30 da riuscire a far aggiudicare alla marca inglese addirittura i primi quattro posti nella classe due litri al GP di Francia 1936 o un ancor più sorprendente primo posto assoluto alla 500 Miglia di Brooklands. D'altronde, basti dire che nel lontano 1935 i motori ad albero a camme in testa della Riley, nonostante la ridotta cilindrata, erano in grado di erogare fino a 105 Cv, potenza allora incredibile su una berlina di poco più di 1,5 litri. Berlina che nelle versioni più spinte raggiungeva i 140 km/h, velocità all'epoca degna di un'Alfa Romeo. Nell'immediato dopoguerra la Riley proporrà una moderna berlina a 6 cilindri di 2500 ce (disponibile anche in versione 4 cilindri di soli 1500 ce), assai bella nella linea ma non così agile e sportiva come quelle più leggere dell'anteguerra. Anche la successiva Pathiìnder del 1954 (sempre a 6 cilindri di 2500 ce) non si rivelerà così brillante e veloce come i modelli precedenti. E proprio l'abbandono del «coté» sportivo rappresenterà l'inizio della fine per la Riley, il cui ultimo modello, prodotto fino al 1969, era una semplice Mini, ribattezzata Elf, con mascherina e coda ridisegnate e un po' di legno nell'abitacolo. Troppo poco per giustificare un marchio. Tutta puntata sul lusso, invece, la storia della Maybach, la marca tedesca che la Mercedes ha deciso di far rivivere per la sua superammiraglia del Duemila, i cui prezzi saranno in linea con quelli della rivale Rolls (che tra qualche anno farà parte integrante dell'impero Bmw): tra i 400 e i 500 mila marchi, poco meno di mezzo miliardo di lire. «Come la Maybach Zeppelin a 12 cilindri degli Anni 30 - dice Jùrgen Hubbert, responsabile auto della Daimler Benz - anche la nuova Maybach sarà prodotta seguendo le specifiche di ogni singolo cliente in piccole serie assolutamente esclusive...». Nata già dalla costola della Mercedes - Wilhelm Maybach era stato il più importante collaboratore di Gottlieb Daimler per il settore motori fino al 1907 -, la Maybach venne fondata nel 1912 da Wilhelm e dal figlio Karl con l'intento di produrre i potenti propulsori dei I maestosi dirigibili costruiti dal conte Zeppelin nel suo stabilimento di Riga, in Estonia. Soltanto nel 1919 l'azienda opererà anche per l'auto. Motori, superfluo dirlo, di elevata cilindrata (all'inizio 5200 ce per 6 cilindri) e destinati a equipaggiare diverse Case. Ma a partire dal 1921 Maybach decide di compiere il grande passo e al Salone di Berlino di quell'anno presenta la sua prima vettura «completa»: una 6 cilindri di 5,8 litri da 72 Cv dalla straordinaria coppia motrice, tanto da adottare un cambio a due sole marce. Ma la 6 cilindri non resterà sola: denominata «piccola Maybach», nonostante la cilindrata fosse intanto passata a 7 litri, verrà affiancata a partire dal 1930 dalle possenti 12 cilindri a V di 7 e 8 litri, con propulsore tutto in alluminio, denominate Zeppelin in omaggio ai famosi dirigibili che erano di nuovo equipaggiati con motori progettati e realizzati da Karl Maybach. Con la fine del Reich, suo principale cliente, la Maybach tornerà a costruire motori per usi diversi e, a partire dal 1966, entrerà a far parte della Daimler Benz. Quest'ultima ha ora deciso di «rispolverare» il suo marchio nel tentativo di contenere, nel settore delle superammiraglie, l'aggressività della Bmw (attraverso la Rolls) e di Volkswagen (con la Bentley). Il completo rilancio della Bentley è, dunque, un'altra delle armi in mano ai costruttori tedeschi. Non è difficile immaginare che dopo l'accordo di spartizione tra Bmw e Vw, quest'ultima farà della Bentley un marchio dalle caratteristiche più aggressive delle attuali, che vedono la gloriosa marca inglese semplicemente al traino della Rolls e costretta a utilizzare le stesse pesanti carrozzerie. Sotto la guida di Ferdinand Pièch e dei suoi tecnici, la Bentley tornerà a essere quella di una volta, prima di venire assorbita dalla Rolls, nel 1931. Rolls che ne avrebbe pian piano snaturato la funzione, nonostante il tentativo attua¬ to, negli Anni 50 e 60, per rilanciarne l'immagine sportiva con le berlinette Continental. Quando, infatti, nel 1920 il geniale W. O. Bentley cominciò la sua attività l'obiettivo era uno solo: realizzare le più potenti e veloci auto dell'epoca senza tener minimamente conto dei costi di realizzazione. E che l'obiettivo gli sia riuscito in pieno lo testimonia un fatto: per accaparrarsi una delle rare ma non introvabili Bentley con compressore degli Anni 20, i collezionisti sono oggi disposti a spendere non meno di 300 mila sterline, quasi 1 miliardo di lire. Alberto Bellucci Da sinistra, la Bentley S3 Continental del 1963, uno dei modelli più importanti nella storia del marchio, e una berlina quattro porte della Riley Sotto, ecco la Maybach SW 38 cabrio di 3.8 litri (è del 1936) e la recente Rolls-Royce Silver Seraph

Luoghi citati: Berlino, Birmingham, Estonia, Francia, Marche, Riga, W. O.