Zeman:«Non aspettiamo il morto»

Zeman:«Non aspettiamo il morto» Due ore alla procura antidoping del Coni che annuncia controlli a sorpresa nei campi di allenamento Zeman:«Non aspettiamo il morto» «Calciatori usati per esperimenti» ROMA. Zeman due ore davanti alla procura antidoping del Coni. Ed il presidente Longo predispone una serie di incontri da oggi, cominciando con quattro medici. Della Roma, della Juve, dell'Empoli e del Vicenza. Previsti altri interrogatori per tecnici e giocatori, compresi Vialli e Del Piero. Si vuole andare a fondo subito, cercare di fare chiarezza al più presto possibile. Zeman insiste, dice di aver parlato solo di farmaci, mai di doping: soprende quindi la decisione dell'avvocato Longo nell'affrontare il caso. Quando è lui stesso a dire che, se alla fine si tratterà solo di farmaci, la sua commissione passerà il caso alla Figc. E annuncia controlli a sorpresa sui campi di allenamento. L'ombra di casi di doping si fa intensa. E si stupisce, il presidente dell'Antidoping, quando gli parlano di accuse a Zeman, della richiesta di squalificarlo: «Non si può ignorare l'allarme lanciato da una persona come l'allenatore della Roma, da uno che vive nel calcio e che ne conosce i meccanismi più interni. Ho visto Zeman preoccupato per la salute del sistema, vuole evitare che avvengano fatti drammatici. Non comprendo la richiesta di una sua squalifica». Si è parlato solo di farmaci, di un loro eventuale abuso, o anche di doping? «Mai di doping - sostiene Longo -. Criticando l'uso smodato di farmaci, il tecnico pone un problema serio. Domanda se è giusto che le società che possono dotarsi di farmacologi abbiano vantaggi rispetto alle altre. Violando così il concetto di lealtà sportiva». Ma il presidente si smentisce da solo: «Se si trattasse solo di farmaci, passeremmo la mano alla Figc. Per me questa indagine merita il nostro approfondimento. Zeman si è preso la responsabilità di quello che ha detto. Ha detto che non sa bene di cosa si tratti, pensa che vengano usati farmaci non vietati, ma ha davanti agli occhi fatti inspiegabili: miglioramento di prestazioni, aumenti muscolari. Io non dò giudizi, ma sento proprio di dover indagare». Due medici, quelli di Empoli e Vicenza, vengono dal ciclismo. «Il nostro intervento è significativo», conclude Longo. Il tecnico romanista rilancia la sua tesi. «Bisogna intervenire subito, non aspettare il morto. Mi meraviglio la reazione dell'Aie e di Campana, sto lavorando per la salute dei calciatori. Guardate il ciclismo, non è che l'atleta prenda la bomba e parta pedalando. C'è qualcuno che glielo suggerisce. Certo, qualcuno potrebbe dire non voglio quei farmaci, ma per dire no si dovrebbe essere alla pari. Nella vita non avviene. Se un mio giocatore mi venisse a dire che gli hanno dato farmaci da prendere, gli direi di buttarli. La mia non è una crociata e non mi sento solo. Leggete i gior¬ nali. Sono venuto qui a spiegare quello che penso, credo che mi abbiano capito». Per Zeman qualsiasi farmaco dato a una persona sana diventa doping, un modo per migliorarne le prestazioni. «Ho letto molte ammissioni, vedo che si è andati per tentativi, per esperimenti sui calciatori. Poi si crea la catena: io ne dò 10 grammi, tu 20, io salgo a 30. E possono accadere cose irreparabili. Io non accuso, voglio che si crei una coscienza diversa, è una questione di etica dello sport. Chi è più bravo vince, non chi ha i farmacologi migliori. Se uno sa e tiene nascosto, ci sarà qualche motivo». A sostegno del tecnico romanista c'è un disegno di legge presentato dalla Sinistra Democratica che vieta l'uso di medicinali a persone che non ne abbiano un reale bisogno. Cioè che non siano malati. Che questa storia possa bruciarlo come allenatore è un'idea che Zeman non accetta: «Perché? Parlo per il bene del calcio. Posso sbagliare, aspetto che qualcuno me lo provi. Altri hanno detto prima di me le stesse cose. Non sono stati ascoltati. Parlo perché ho letto e qualcuno mi ha informato. Non importa quali squadre possano essere coinvolte, dobbiamo salvare il calcio. Negli altri Paesi probabilmente stanno peggio, qui almeno si fanno i controlli. Ma noi non possiamo fare finta che non accada nulla». Lei pensa che qualcuno sarà deferito? «Se ha sbagliato, sì». Come crede che vada a finire? «Ho spiegato le mie ragioni, loro hanno dimostrato la voglia di capire il problema e di agire. Si possono prendere strade diverse: chiudere o capire ed agire. Adesso vedremo». Ma lei è solo contro molti medici che dicono che tutto è regolare. Come può vincere? «Dove sono questi medici»? Il dottor Agricola, ad esempio, lo ha spiegato ieri. «Si vede che ho letto male il suo libro». Piero Serantoni L'avvocato Longo «Ho visto il tecnico preoccupato, non capisco la richiesta di squalificarlo»

Luoghi citati: Campana, Empoli, Roma, Vicenza