Quando Paolo VI per Moro scrisse agli «uomini delle Br»

Quando Paolo VI per Moro scrisse agli «uomini delle Br» Quando Paolo VI per Moro scrisse agli «uomini delle Br» CITTÀ DEL VATICANO «Io scrivo a voi, uòmini delle Brigate Rosse: restituite alla libertà, alla sua famiglia, alla vita civile l'onorevole Aldo Moro». Così, nella notte fra il 20 ed il 21 aprile 1978, Paolo VI scrisse quello che appare certamente come il più drammatico appello di un Pontefice dell'era moderna a un gruppo di criminali. Papa Montini chiamò in Vaticano monsignor Cesare Curioni, cappellano delle carceri, e che conosceva bene sia Curdo che Franceschini, e insieme al suo segretario particolare, monsignor Macchi, stilarono la lettera che il giorno seguente la Sala Stampa resa pubblica. Parlava del suo amico, come di un «Uomo buono ed onesto, che nessuno può incolpare di qualsiasi reato, o accusare di scarso senso sociale e di mancato servizio alla giustizia e alla pacifica convivenza civile». Monsignor Curioni scriveva la bratta copia, e infine Paolo VI, con la sua calligrafia precisa e minuta vergò la «bella copia». «Ed è in questo nome supremo di Cristo, che io mi rivolgo a voi, che certamente non lo ignorate, a voi, ignoti e implacabili avversari di questo uomo degno e innocente; e vi prego in ginocchio, liberate l'onorevole Aldo Moro, semplicemente, senza condizioni, non tanto per motivo della mia umile e affettuosa intercessione, ma in virtù della sua dignità di comune fratello in umanità, e per causa, che io voglio sperare avere forza nella vostra coscienza, d'un vero progresso sociale, che non deve essere macchiato di sangue innocente, né tormentato da superfluo dolore. Già troppe vittime dobbiamo piangere e deprecare per la morte di persone impegnate nel compimento d'un proprio dovere». Quando una prima versione dell'appello fu pronta, rileggendolo si accorsero che mancava quell'inciso fondamentale: «senza condizioni». Lo aggiunsero e Paolo VI, pazientemente, riscrisse tutto. La Santa Sede aveva aperto un telefono alla Caritas, giorno e notte, in attesa di un contatto; il 16 aprile ((La Civiltà Cattolica» difendeva la liceità di raccogliere denaro per un eventuale riscatto, e il Vaticano era pronto. Ma quel telefono non squillò mai. Chi seguì quelle ore molto da vicino sostiene che oltre a Moro e agli agenti della scorta, altre due vittime «fisiche» del sequestro Moro furono Paolo VI, che mori pochi mesi dopo, e Benigno Zaccagnigni; e die proprio Zaccagnini fu sentito dire molte e molte volte: «se d fosse uno spiraglio....» per salvare il suo grande amico. Anche Giovanni Paolo n ha fatto appelli, solledtati in genere dai familiari delle vittime, o dai vescovi di dttà e paesi colpiti dal fenomeno, per chiedere la liberazione di ostaggi. In genere in questi casi l'appello è accompagnato da un'attività sotterranea e discreta per stabilire un contatto con i responsabili, e tentare di giungere a una soluzione positiva della crisi. E' quello che probabilmente sta accadendo anche in questi giorni in Iraq; anche se ovviamente tutto è più difficile, nella situazione attuale. La Santa Sede, forte della sua opposizione alla guerra, un armo fa, e alla posizione assunta dal Papa e dai suoi collaboratori in tema di indipendenza del popolo iracheno ha reso nota la sua disponibilità a offrirsi come mediatrice. Ne haimb parlato il nunzio a Bagdad, monsignor Fernando Filoni, e il cardinale Renato Raffaele Martino. Ma oltre a loro è probabile che un ruolo molto importante lo stiano giocando i vescovi della chiesa cattolica caldea, esponenti di una comunità ancora forte di centinaia di migliaia di fedeli, e da sempre radicata nel territorio. [m. tos.] Paolo VI Paolo VI

Luoghi citati: Bagdad, Città Del Vaticano, Iraq