La Rai vuole istituire l'Università televisiva
La Rai vuole istituire l'Università televisiva Un'intervista al prof. Sandulli La Rai vuole istituire l'Università televisiva II presidente della tv parla di censura e di Canzonissima (anche a lui non piace) Milano, 3 novembre. La televisione amplierà i suoi programmi televisivi culturali. Istituendo tra l'altro una università televisiva. Lo ha dichiarato il presidente della Rai Aldo Sandulli in una intervista al settimanale «Oggi». (E l'ufficio stampa della Tv ha confermato che si tratterà di veri e propri corsi accademici con esami, non di trasmissioni integrative). Ha detto Sandulli: «Il potenziamento dei servizi culturali (incontri con personalità italiane e straniere del mondo artistico, scientifico, sociale, dibattiti, confronti di pensiero) rappresenta un obiettivo primario per gli attuali dirigenti della Rai-Tv, i quali sono convinti dell'importanza che un tale potenziamento ha per l'elevazione del popolo italiano. Essi coltivano anche la speranza della realizzazione, in un futuro che si augurano non lontano, dì una università televisiva. Sarebbe uno straordinario apporto alla soluzione di quel problema immenso che è oggi in Italia l'università E' evidente però che l'incremento dei programmi culturali non deve né può significare sacrificio di quelli ricreativi di massa: varietà, sport, eccetera ». Sandulli si è occupato nell'intervista anche delle influenze del potere politico, del bilancio della Rai, dei canoni di abbonamento, della pubblicità, della censura televisiva. Dopo aver affermato che il suo ruolo di presidente della Rai-tv « è un ruolo non solamente rappresentativo, ma di costante e vigile impegno » (« ma non intendo nemmeno — ha aggiunto — invadere i campi degli organi operativi dell'azienda») il prof. Sandulli ha risposto a una domanda su « Canzonissima» e su eventuali progetti di mutarne la formula per il prossimo anno. Il presidente della Rai-tv ha detto: « Si voglia o non si voglia, la si ami o no (e io non mi anno¬ vero fra i più, teneri verso di essa), "Canzonissima " è un avvenimento nazionale ». Sandulli ha ricordato gli oltre venti milioni di spettatori che raccoglie per ognuna delle sue serate, rilevando che « se ne parla anche male ». Ha aggiunto: « Ma se ne parla male come delle cose alle quali si è affezionati: nessuno intende rinunciarvi. Né la Rai-tv può rimanere sorda agli interessi del pubblico. Ciò non toglie però die essa debba mirare ad elevare il livello anche degli spettacoli leggeri. Senza sacrificare la fondamentale esigenza ricreativa deve, anche per tale via, tendere al miglioramento del gusto popolare. Questo deve essere il programma per l'avvenire ». Rilevato che « trovare la formula appropriata non è facile », che « ogni formula è soggetta al logorio del tempo », il prof. Sandulli ha detto: « Ecco perché quello di " Canzonissima " è un tema da studiare e che già forma oggetto di studio. Nessuno deve però dimenticare quanto cammino ha fatto, anche in questo campo, da dieci anni in qua la nostra azienda che opera, in materia, a un livello sicuramente superiore a quello della maggior parte degli altri enti radiotelevisivi ». Richiesto se « c'è oggi il pericolo che il canone aumenti », il prof. Sandulli ha risposto: « Il problema è di competenza del Parlamento e del Governo. Personalmente mi pare di poter escludere che si intenda procedere all'aumento del canone ». Interrogato infine sulla « censura televisiva », il professor Sandulli ha detto che «anche quella della censura è una leggenda; quanto meno è un travisamento tendenzioso che manifestamente risale a interessi (generalmente politici) cui può far gioco». « La Rai-tv — ha detto ancora Sandulli — non deve praticare, né pratica la censura. Ha però l'istituzionale dovere, che tutti non si stancano giustamente di ricordarle, dell'obiettività e inoltre quello del rispetto della Costituzione e delle leggi ». (Ansa)
Persone citate: Aldo Sandulli, Sandulli
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